Una piccola lezione di ironica leggerezza in questa poesia che riesce ad essere sintesi ed esempio.
Il momento drammatico di ogni storia sono le conseguenze. Le azioni che li provocano, spesso sono solo sciocche e superficiali.

 

BULLO CITRULLO

Ehi bullo,
ovvero citrullo
prenditela con uno della tua taglia
e lascia quella maglia.

Sei pronto a picchiarmi
o stai fermo per ammirarmi?

Nella tua testa
sotto la cresta
le uniche due parole
che a te sono care come la tua futura prole
sono picchiare e postare
ma mai amare e pensare.

Tu cerchi bambini fragili
per i tuoi scherzi facili.

Con la tua banda non hai paura
come se indossassi un’armatura.

Quindi continui a cercare qualcun’altro da picchiare
e se non vuoi menare
ti nascondi dietro a un cellulare
e fai un’azione senza pensare
posti foto di prese in giro
e per questo non ti ammiro.

Infatti per me è una cosa da vigliacchi
e se ti battessi da solo
torneresti a casa pieno di acciacchi.

Il problema sta nel cervello
che non è affatto bello.

Il cervello dei bulli è in uno stato di glaciazione
che rallenta il loro unico neurone.

Dopo questa lezione d’anatomia
la tua reazione dovrebbe essere “Oh mamma mia!”.

Ma dato che il tuo neurone
non va veloce come sparato da un cannone
stai immobile a fissarmi
anche se in mano non ho armi.

Perché io combatto con le parole
che mi rendono forte davanti alla tua mole.

Quindi per combattere i bulli
quei poveri citrulli
basta un gruppo di bambini ostinati
e i bulli sono spacciati.

Gioele